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Riorganizzazione ed efficienza: così lo stabilimento di Rovereto guarda al futuro

21 marzo 2016
L'intero mercato internazionale degli pneumatici ricostruiti è minacciato dalla concorrenza micidiale messa in campo in questi ultimi anni dalla Cina, i cui pneumatici nuovi hanno prezzi notevolmente più bassi. Si tratta di una situazione imprevedibile fino a qualche tempo fa, che nella sola Europa ha eroso un quarto dei volumi di vendita delle gomme ricostruite.

A tutt'oggi, la situazione appare per tutti i produttori occidentali grave e con poche possibilità di un'inversione di tendenza nel breve termine, stante l'attuale livello di prezzo delle materie prime e in assenza di misure protezionistiche.

Altre importanti aziende del settore sono state costrette a drastiche soluzioni, con rilevanti tagli di dipendenti e chiusure di stabilimenti: valga su tutti l'esempio recentissimo della Michelin, che ha annunciato la chiusura di un impianto di ricostruzione presso la sede principale a Clermont-Ferrand e altri 164 tagli tra il reparto Engineering. Ricordiamo che nel 2015 la stessa Michelin aveva già chiuso lo stabilimento di Alessandria, in Italia.

Anche il gruppo Marangoni, come gli altri, è stato investito da questa tempesta. A risentirne in modo particolare è lo stabilimento di Rovereto, già alle prese dal 2008-2009 con la più generale crisi economica europea, e italiana in particolare.

Come ha risposto Marangoni, da subito, a queste importanti criticità? Facendo ricorso ai valori e allo stile che hanno sempre distinto quest'azienda e che potremmo riassumere così: il cuore per il nostro territorio; le gambe capaci di correre; lo sguardo rivolto al futuro.

Nel 2009 la generale crisi economica, accompagnata dal credit crunch, ha generato – per la prima volta nella storia dell'azienda – la necessità di un consolidamento finanziario per evitare ripercussioni anche sul livello occupazionale. Un'eventualità scongiurata grazie all'operazione di lease-back dello stabilimento roveretano, resasi possibile grazie alla Provincia Autonoma di Trento e accompagnata da impegni occupazionali (per un quadriennio), che sono stati tutti puntualmente e integralmente rispettati, anche oltre le scadenze e i livelli richiesti.

Non si tratta di un finanziamento a fondo perduto, ma semplicemente dell'acquisto di un bene che il gruppo Marangoni sta riacquistando con rate mensili, euro su euro, compresi gli interessi.

Oltre a questa operazione finanziaria, molti interventi “strutturali” di ridimensionamento sono già stati posti in essere all'interno del Gruppo, interessando altre realtà produttive (Feltre, Frosinone e Anagni).

A Rovereto due anni fa è stata interrotta la produzione di pneumatici nuovi per automobili. Poi è stata ceduta (a Fintyre, leader europeo nel settore della distribuzione di pneumatici) la parte meno sinergica del Gruppo Pneusmarket, la rete di vendita al dettaglio di pneumatici del Nord Italia.

Alcuni mesi fa, abbiamo inoltre deciso di cessare a Rovereto la produzione di pneumatici ricostruiti per il trasporto leggero e 4x4, e di completare nel prossimo futuro la delocalizzazione nello Sri Lanka della rimanente produzione di gomme piene.

Infine, stiamo concentrando a Rovereto la produzione di mescole, con l'obiettivo di rifornire tutti gli altri stabilimenti di produzione italiani. Abbiamo anche rinnovato lo stabilimento per la ricostruzione di pneumatici da autocarro, in modo da elevarne la competitività.

Nel frattempo – come abbiamo visto col caso Michelin – la crisi derivante dalla concorrenza cinese si è fortemente acuita e ha cambiato completamente gli scenari, che inevitabilmente impongono un ridimensionamento degli assetti produttivi e organizzativi aziendali, con l'obiettivo di trovare una configurazione sostenibile e adeguata alle prospettive presenti e future, e con conseguenze sui livelli occupazionali.

Questa è un'ipotesi a cui finora Marangoni, come si è visto, ha sempre cercato di non ricorrere assolutamente. Conosciamo i nostri dipendenti uno ad uno, le loro famiglie, la loro quotidianità. Con loro, e grazie a loro, questa azienda è cresciuta ed è diventata un gruppo di valenza internazionale. Ogni singola persona lasciata a casa equivale per noi a una perdita dolorosa.

Purtroppo ci siamo trovati davanti – nostro malgrado – a un'alternativa secca:dobbiamo affrontare il futuro bene attrezzati, con un profilo aziendale adeguato, se vogliamo concorrere al meglio sui mercati internazionali e difendere lo stabilimento di Rovereto.